#nelnomedellaStrega – Amici per paura, Ferruccio Parazzoli


Salve a tutti, cari lettori, ed eccoci con un nuovo appuntamento sul blog! Oggi vi parlerò in maniera più approfondita del libro “Amici per paura” di Ferruccio Parazzoli, uno dei dodici finalisti del Premio Strega. Devo ringraziare LaContessaRampante perché il progetto di lettura dei dodici titoli finalisti, intitolato #nelnomedellaStrega, è nato proprio da lei e, dopo un sorteggio, a me è capitato questo libro.

Devo essere sincero, non conoscevo l’opera né tantomeno l’autore, ma mi sono bastate poche pagine per capire l’abilità di Parazzoli. Ma andiamo per gradi, conosciamo più da vicino la trama di questo romanzo.

 

Trama

Roma, 1943. Per Francesco la guerra è una cosa da eroi immortali. Nei pomeriggi in cortile con i suoi compagni di gioco, ridà vita agli epici scontri di cui racconta la chiassosa propaganda del regime. Il 19 luglio, però, la guerra, quella vera, giunge improvvista e devastante nella capitale, a San Lorenzo. Niente può essere più come prima, né per i grandi, né per i bambini. Nessuno può dirsi immortale. Lo sventurato patriottismo degli italiani si volta in paura. La fame, le bombe, la miseria, l’occupazione nazista, gli sfollamenti, diventano per tutti la vita di ogni giorno. Anche per Francesco, adesso, il sangue limpido dell’infanzia comincia a mescolarsi con quello marcio della Storia. [fonte: Feltrinelli]

 

Considerazioni

La narrazione è esterna ma spesso indossa il filtro di un bambino, dunque non è difficile vedere giustificati alcuni comportamenti e pensieri di Francesco, il bimbo protagonista, che capisce a stento ciò che sta avvenendo attorno a lui, ovvero la guerra. Parazzoli è stato molto intelligente nel mostrare la guerra dal punto di vista di un bambino, animo innocente ma già contaminato dalle regole ferree del fascismo. Lui, infatti, è un Figlio della Lupa, non vede l’ora di diventare un Balilla per poter sfilare con il moschetto di latta in spalla, e gioca con i soldatini di carta. Vuole crescere ma non troppo, perché è convinto che i bambini siano invulnerabili ai bombardamenti, al contrario degli adulti che invece possono morire da un momento all’altro. E’ suggestivo vedere come la guerra non influenzi soltanto la quotidianità della gente, ma ne intacchi anche i più piccoli particolari come i giochi dei bambini o le canzoncine. Tutto, dal 1943 al 1945, gira attorno alla guerra.

Nel corso del romanzo, poi, è normale notare la differenza di pensiero della gente. Ci sono i fascisti convinti, i fascisti costretti, i comunisti e i partigiani. Le persone temono per la loro vita e vogliono allontanare da sé tutti i possibili sospetti di tradimento, dunque chiunque la pensi diversamente dal fascismo è costretto a scappare oppure a non farlo sapere in giro, altrimenti sarebbe ucciso. Non mancano poi i parassiti della società, gli sciacalli, i mercanti della borsa nera o i più benestanti che, in cambio di elargizioni economiche, richiedono viveri di ogni tipo.

Parazzoli descrive nei minimi dettagli una società logorata dalla guerra, senza soldi, senza cibo, costretta a fuggire in campagna per scampare ai bombardamenti e alla morte di fame. Nonostante la tematica principale sia così dura e crudele, al lettore non viene mai trasmessa troppa angoscia proprio perché il narratore vede attraverso gli occhi di Francesco che, non rendendosi conto del pericolo, non si agita mai eccessivamente. Io credo che questa sia una trovata geniale dell’autore, una degna prova di abilità.
Lo stile di scrittura di Parazzoli non è nulla di impegnativo, è chiaro, abbastanza asciutto e diretto. Per questo, Amici per paura è uno di quei romanzi che proporrei come lettura estiva sia in una scuola media che in una superiore, è un romanzo che bisogna conoscere perché ci permette di vivere più da vicino l’esperienza della guerra e ne rende più semplice la memorizzazione, quindi a chiunque dovesse studiare la seconda guerra mondiale quest’anno, o l’anno prossimo, lo consiglio ancora di più perché, oltre a intrattenervi, vi tornerà utile.

Questa è una recensione NO SPOILER, quindi non voglio entrare nel dettaglio di alcuni avvenimenti, ma vi sono state determinate cose che mi hanno fatto ragionare molto, quindi vorrei esporvele con pressappochismo per non svelarvi troppo. Ovviamente non parlo del finale, com’è finita la seconda guerra mondiale lo sappiamo tutti. In alcuni passi si parla della scomparsa dei gatti randagi a Roma, che nessuno riusciva a spiegarsi. Ovviamente, come potete immaginare, i gatti venivano mangiati perché il cibo scarseggiava. Nessuno osava dirlo ai bambini che, da sempre, avevano visto questi animali come domestici e non destinati al macello. Non so, sapevo già della brutta fine dei felini, ma leggerlo attraverso gli occhi di Francesco mi ha fatto ragionare ancora di più: la gente li uccide costretta dalla fame, ma comunque prova vergogna nel dirlo apertamente per preservare la propria dignità. Francesco ripete più volte che i bambini non possono morire ma, più avanti, una bambina rimarrà vittima di un bombardamento. Il protagonista, che non riesce a capire come possa essere possibile, trova l’unica spiegazione nel genere, ovvero, le bambine evidentemente possono morire, i maschi no. Questa immagine è triste ma struggente allo stesso tempo, poiché mostra i meccanismi mentali di difesa di un bambino che ha paura di perdere la sua invulnerabilità, ovviamente immaginaria, che lo fa dormire tranquillo. Infine, un altro avvenimento che mi ha fatto molto pensare è stato l’abbandono della veste da parte di un prete che, nel mezzo di una crisi psico-fisica e spirituale, capisce di aver perso la propria vocazione. Certo, al giorno d’oggi capita che un sacerdote di “spreti”, ma a quei tempi accadeva molto raramente. La guerra, in questo caso, mostra una nuova consapevolezza al personaggio che, dopo aver capito di non poter essere più un prete, fugge con i partigiani.

 

Okay la smetto, basta con questi spoiler. Mi rimane soltanto da dire che questo è l’unico libro finalista che io abbia letto e, ovviamente, faccio il tifo per lui. Una volta terminato il romanzo sono andato a cercare su Wikipedia Ferruccio Parazzoli e, con mio piacere, anche se me lo aspettavo per l’accuratezza dei dettagli, ho scoperto che è nato nel 1935, dunque non tutti gli avvenimenti narrati sono di fantasia. Ovviamente sono tutti plausibili, ma sapere che forse sono accaduti realmente mi fa venire i brividi. Personalmente adoro quando i miei nonni, o comunque persone anziane, mi raccontano dei tempi di guerra. Ho letto Amici per paura come un grande racconto di un testimone, più che un romanzo è stata un’esperienza formativa.

 

Questo è tutto, cari lettori. Anzi no, per i più curiosi, vorrei appuntarvi due o tre frasi che mi hanno colpito particolarmente.

 

  • Si vede che la paura fa diventare amici” pensò Francesco.
  • Perché la paura è come il sonno, la sete e la fame, non si può cancellare o fare finta di non averla.
  • E’ brutto consegnare al fuoco i libri, qualunque sia il valore letterario che essi abbiano, ricordatelo ragazzi. Questo lo ha fatto Hitler, e voi sapete tutti chi è Hitler”.

 

 

Ora è davvero tutto, ragazzi. Io ringrazio ancora La Contessa Rampante per questa bella opportunità e vi lascio i link degli altri libri finalisti recensiti da altri blogger.

 

Un saluto!

 

 

La spacciatrice di libri recensisce “Le otto montagne” di Paolo Cognetti

I miei magici mondi recensisce “La più amata” di Teresa Ciabatti 

Luna Lovebook recensisce “Le notti blu” di Chiara Marchelli

Twin Books Lovers recensisce “La compagnia delle anime finte” di  Wanda Marasco

Louis Book World recensisce “La stanza profonda” di Vanni Santoni

The book lawyer recensisce “Gin tonic ad occhi chiusi” di Marco Ferrante

Booktipy recensisce “Il senso della lotta” di Nicola Rivera Rafele

COMING SOON

L per Libro recensisce “Un’educazione milanese” di Alberto Rollo

Some books are recensisce “Malaparte. Morte come me” di Monaldi&Sorti

Gente di taccuino recensisce “E’ giusto obbedire alla notte” di Matteo Nucci

La contessa rampante recensisce “Le cento vite di Nemesio” di Marco Rossari

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2 pensieri su “#nelnomedellaStrega – Amici per paura, Ferruccio Parazzoli

  1. Caro Jacopo, questo romanzo mi ricorda “Il sentiero dei nidi di ragno” del mio amato Calvino. Anche lì la guerra e soprattutto la lotta partigiana, veniva raccontata attraverso gli occhi di un bambino, il piccolo Pin. Probabilmente è per questo che trovo molto interessante “Amici per paura”, perché tutti dovrebbero conoscere la realtà della guerra dalle vicende più piccole a quelle più grandi e soprattutto preferisco l’inserimento di questo filtro: gli occhi di Francesco. Perché lo preferisco? I motivi sono tanti, ma il più importante è l’assenza di angoscia di cui stesso tu hai parlato, perché rende la narrazione più limpida e chiara, senza il caos dei sentimenti provati da chi combatte. Ok, ora mi sono dilungata davvero troppo. Concludo questo commento con un ringraziamento speciale a te, che hai creduto in questo progetto e hai deciso di parteciparvi con l’entusiasmo e la professionalità che ti distingue. Grazie e a presto 🙂

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